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ESAMI DI STATO IN ITALIA E NELLA VICINA FRANCIA

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La storia di due esami a confronto, l’uno risalente a Gentile, l’altro a Napoleone

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Sono iniziati con solo 2 giorni di differenza gli esami di stato in Italia e in Francia: il 18 giugno il baccalaureat francese con 753.148 candidati, il 20 giugno l‘esame di stato italiano con 454.590 candidati. In Italia è cominciato con la prova di italiano, in Francia con la prova scritta di filosofia, materia obbligatoria in tutti i licei compreso quello tecnologico, con la sola esclusione del liceo professionale.

In Italia è l’ultimo prima della riforma, in Francia è il primo dell’esame riformato.

L’esame di “maturità” in Italia: Da Gentile a Renzi

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In Italia il nostro esame di maturità compie 95 anni, 
“nato” nel 1923 con la riforma Giovanni Gentile. Quel primo esame fu durissimo con solo il 25% dei promossi e fu ben presto modificato, e tante altre modifiche subirà nei suoi 95 anni, sia nella tipologia delle prove sia nella composizione delle commissioni esterne, in un alternarsi di commissioni esterne, interne e miste. La prima vera rivoluzione della maturità si ha 1969, nel pieno delle manifestazioni studentesche del ’68, quando il ministro Fiorentino Sullo varò l’esame con solo 2 scritti, 2 materie all’orale, voto in sessantesimi. La formula resta invariata fino alla fine degli anni Novanta. Nel 1997 il ministro Luigi Berlinguer dà via libera ai crediti scolastici, 3 scritti (italiano, prova specifica per indirizzo, “quizzone” multidisciplinare”) e un orale sulle materie dell’ultimo anno, commissione mista e voto in centesimi. La maturità cambia nome e diventa “esame di Stato”. Nel nuovo millennio, ogni ministro dell’Istruzione ci mette lo zampino. Nel 2001 Letizia Moratti punta sulla commissione interna, nel 2006 Giuseppe Fioroni torna a quella mista, mentre per Mariastella Gelmini occorre la sufficienza in ogni materia per accedere all’esame. Poi arriva  la Buona scuola, le cui novità diventeranno realtà dal 2019: addio al quizzone, basteranno 2 scritti e un orale, obbligatorietà dei test Invalsi, media del 6 per l’ammissione e frequenza dell’alternanza scuola-lavoro, commissione mista. Intanto l’esame di stato, con il 99,5% dei promossi (a.s. 2015/2016), ha perso valore e l’ingresso all’Università è ormai quasi ovunque garantito solo dalle prove preselettive di ingresso fatte direttamente dalle università.

L’esame di “maturità” in Francia: Da Napoleone a Macron

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In Francia l’esame di maturità, il «Baccalaureat», è un monumento storico edificato da Napoleone nel 1808, che ha subito negli anni pochi cambiamenti se non ai tempi di De Gaulle.
Macron
l’aveva annunciato in campagna elettorale. Il baccalaureat è una “machine infernale, trop complexe, trop cher et trop lourd”, aveva detto, che stritola 700mila studenti (con relative famiglie) e costa allo Stato più di 1,4 miliardi di euro all’anno (su 70 miliardi di budget dell’Educazione nazionale), e aveva promesso di trasformarlo in “une épreuve resserrée autour des quatre matières obligatoires“, un esame severo certamente, ma concentrato solo su quattro materie obbligatorie.
E così il potente ministro dell’Education Nationale, Jean-Michel Blanquer, in un anno ha realizzato la riforma dell’esame, andato in vigore prima della complessiva riforma dei licei che si concluderà nel 2021.
Il Bac è diventato una prova più agile, basata su quattro prove scritte e un Grand Oral interdisciplinare di 20’, che si ispira al modello del “colloquio italien” come hanno scritto i giornali, con tono leggermente denigratorio. A differenza di quello italiano, tuttavia, la prova orale varrà il 15 per cento del voto finale, e non il 30.
L’esame scritto di filosofia rimane e si estende come materia comune a tutti per eccellenza (tranne i licei professionali), come ha detto il Ministro Blanquer, facendo riferimento allo spirito dei Lumi.
Le prove finali del Bac conteranno per il 60% del voto finale. L’altro 40% dipenderà dalle valutazioni precedenti, ottenute nel corso dell’anno scolastico.

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