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“Cosa dovrebbe insegnare la scuola”

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Da anni si parla di morte dei curricoli. ll sapere scolastico canonizzato nel corso del XIX secolo e tenuto in vita lungo tutto il XX non serve più. Ma come riformarlo?
Roger-François Gauthier , ispettore generale dell’istruzione in Francia, nel suo recentissimo libro, Cosa dovrebbe insegnare la scuola, propone una radicale rivoluzione dei curricoli. Norberto Bottani presenta l’opera e ci offre una libera traduzione di un’intervista all’autore pubblicata dall’Expresso l’8 settembre scorso.

a cura di Norberto Bottani

Cosa dovrebbe insegnare la scuola

Un ispettore generale può scrivere un libro rivoluzionario? Ebbene sì. L’ha fatto Roger-François Gauthier con il suo recentissimo libro Cosa dovrebbe insegnare la scuola, in cui indaga i curricoli scolastici e ne propone una radicale rivoluzione.

La crisi dei curricoli

La crisi dei curricoliI curricoli determinano quanto una società si attende dalla scuola. I curricoli riproducono il sapere scolastico, ossia le conoscenze ufficiali che tutti i cittadini dovrebbero possedere e insieme il sapere che le élite dovrebbero padroneggiare per guidare e governare una società. Le nostre società sono in crisi e da anni si parla di morte dei curricoli. Non si sa più cosa insegnare, cosa attendersi dalla scuola del XXI secolo. Il sapere scolastico canonizzato nel corso del XIX secolo e tenuto più o meno in vita lungo tutto il XX secolo non convince più, non serve. Lo si deve aggiornare. Ma come?

Nel libro che qui si segnala si parla soprattutto della Francia ma la riflessione vale anche per l’Italia o per la Svizzera o la Spagna.

Qualcosa deve cambiare nei curricoli, lo scenario scolastico pure. Da anni nei Paesi europei non si discute in termini radicali dei curricoli. Ora questo volume riapre il dibattito.

Finalmente, dunque, un libro sui curricoli scolastici.

Cosa insegnare nelle scuole  del XXI secolo? Come?

L’illusione delle innovazioni prodotte dall’autonomia

iL'Illusione dell'autonomiaFino a pochi anni fa la teoria dei curricoli sembrava morente. L’autonomia scolastica avrebbe dovuto risolvere automaticamente il problema dei curricoli (almeno così si sperava), ma la maggioranza degli insegnanti ha continuato a ripetere le ricette di un tempo, quelle che avevano più o meno ereditato dai loro insegnanti oppure appreso all’università. Gli sconvolgimenti prodotti dalla tecnologia digitale hanno preso in contropiede le scuole che non sapevano come utilizzarla.

Nella maggior parte dei sistemi scolastici hanno continuato ad imperare la libertà, i proclami dell’autonomia didattica, l’esaltazione dell’indipendenza e della creatività del corpo docente. Ma intanto il malcontento si estendeva sia tra le famiglie sia tra i responsabili scolastici. I risultati delle indagini comparate internazionali non erano tali da produrre informazioni tranquillizzanti. Sul campo si sapeva bene che qualcosa non funzionava, ma cosa ? Una prova di tutto ciò era il dibattito sulla dimensione delle classi : classi numerose oppure classi piccole ? Non esisteva una soluzione magica. Tutto poteva andare bene a seconda delle circostanze.

Ma cosa insegnare?

Il libro di Roger-François Gauthier

Il libro di Roger-François Gauthier

E’ tempo di dire che si devono modificare i curricoli. Quel che si continua a insegnare è obsoleto. Il modo di insegnare pure; la scuola così come è superata. Ci vuole un altro servizio scolastico, pubblico e privato. Come ridurre le disuguaglianze ? Questo ed altro si trova nel recentissimo libro dell’ispettore generale francese Roger-François Gauthier , Ciò che la scuola dovrebbe insegnare (Ce que l’école devrait enseigner. Pour une révolution de la politique scolaire en France. Ed. Dunod, Paris 2014 )

Di seguito, in libera traduzione italiana, alcuni passaggi della presentazione e dell’intervista a Roger-François Gauthier fatta da François Jarraud   e pubblicate sul sito francese “L’Expresso” dell’8 settembre 2014

 
L’intervista di François Jarraud a Roger François Gauthier (L’Expresso, 8/09/14)

Café pédagogique

 

“Le scelte effettuate da una società su ciò che si insegna nelle scuole non sono anodine. A seconda di ciò che la scuola insegna o non insegna, gli studenti acquisiranno diversi valori, diverse competenze sociali o economiche, diversa visione del mondo… Il mondo non avrà lo stesso viso”.
Roger-François Gauthier conosce bene i termini di questa questione, che segue da tempo.In un periodo nel quale i saperi scolastici sono svalutati, RF Gauthier ci invita a ridefinirli e ripropone la questione della cultura comune. Ciò facendo rimette in discussione l’ ordine scolastico basato sulle discipline gerarchizzate e iper-potenti in seno al sistema scolastico. Oggi sono ancora queste discipline che fondano l’identità dell’insegnamento e che delimitano la formazione, garantendo il mantenimento di un tipo di scuola di cui ormai si conoscono molto bene i limiti. Su questa traccia, RF Gauthier invita pure a rivedere la valutazione e pone la questione del potere nella scuola.E’ un tuffo nel dibattito sulla rifondazione della scuola.
“Si lavora ormai sull’eredità di un insieme di certezze (per esempio che esisterebbero allievi più portati alle materie umanistiche ed altri più portati a quelle scientifiche), di opinioni, di pratiche scolastiche (come per esempio il calcolo delle medie generali…), di tradizioni corporative (i professori dell’insegnamento secondario hanno come missione quella di insegnare discipline e non quella di educare) che caratterizzano la scuola francese e i suoi attori. Questi sono i fattori determinanti del fallimento scolastico vigente”, afferma FR Gauthier. L’autore non esita a denunciare il legame tra queste opinioni e il corporativismo esistente all’interno del sistema scolastico. Invita a resistergli per imporre un cambiamento che renderebbe l’umanità migliore.
“Si potrebbe adottare molto più efficacemente qualcos’altro contro gli sbandamenti prodotti dalle disillusioni”

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br4_curricoliFJIl suo libro pone la questione di ciò che dovrebbe insegnare la scuola.

Lei sostiene che ciò che è insegnato “non è anodino” e potrebbe “cambiare il mondo”. Ma i saperi scolastici oggi sono assai svalutati. Perché occorrerebbe interessarsene ancora ?

br4_curricoliRFGBene, partiamo da questo punto ! I saperi scolastici sono in effetti svalutati per svariati motivi e tento di elencarli nel libro in forma di inventario. Quello più citato è il seguente : “All’epoca di Internet tutti i saperi sono disponibili a tutti in qualsiasi luogo ed a qualsiasi ora : perché abbiamo ancora bisogno di saperi scolastici ?” Inoltre, questi “saperi scolastici” non sono altro che saperi definiti, come avviene in Francia, a livello di Stato-nazione : nell’epoca della mondializzazione non sono sempre ben capiti, non sono apprezzati…

Non ci vuole molto per capire quanto succede oggi : ormai ci sono autori che sono pronti a considerare che siccome i saperi scolastici sono più difficilmente definibili di un secolo fa, concludono che occorre eliminare la scuola (si veda per esempio il recente volume pubblicato in Francia di François Durpaire e Béatrice Mabillon -Bonfils : La fine della scuola ; La fin de l’école. PUF, Parigi, 288 pagine, 19.00€).

A differenza di queste premesse io giungo alla conclusione opposta : ritengo che quanto maggiore sarà l’offerta di saperi nel mondo, quanto più disparata, frazionata e ambigua essa sarà, tanto più difficile diventerà per il singolo acquisire un proprio sapere e tutti, fino ai più deboli, avranno bisogno della scuola ! Questa “società della conoscenza”,proposta a destra e a manca secondo uno slogan che non ha più molto senso, è profondamente disumanizzante. E’ necessaria una mediazione sistematica  e questa mediazione esiste nel seno di un servizio che deve restare pubblico perché la sua missione è sacra, ossia la scuola !

Un altro punto : un sistema scolastico che non si interessa che in maniera marginale ai saperi scolastici è del tutto paradossale ! Di cos’altro può interessarsi ? Se si interessa di una sola cosa, come succede nel sistema scolastico francese , questa cosa non può essere che la selezione, poco importa su cosa, basta selezionare una piccola élite che abbia un grosso potenziale… della quale si sa inoltre già che proviene da una determinata classe sociale e che quindi è di fatto molto ingiusta.

Interessarsi invece delle conoscenze acquisite da tutti presuppone un’ altra logica, ovviamente. Uno scenario del genere esige una base sociale e conoscitiva molto più diversificata e democraticamente più accettabile, per produrre le élite di cui una società necessita, anzi di cui c’è un grande bisogno oggi !

br4_curricoliFJSu quale base occorrerebbe costruire questa cultura comune ?

Il sistema scolastico francese è contraddistinto da fortissime disuguaglianze sociali ed etniche.

E’ necessario agire sui contenuti per rimediare a questa situazione ?

br4_curricoliRFGAnche in questo caso vorrei esprimere alcune idee semplici.
•Nel 2005, in Francia, si è tentato di dare una risposta a questo problema per permettere alla scuola di fornire ad ognuno, entro la fine dell’obbligo scolastico, i saperi essenziali che compongono lo “zoccolo comune”. Sfortunatamente, si è scatenato un vero e proprio processo alla stregoneria, con l’accusa a questa impresa di limitarsi a uno SMIC (Salario Minimo Comune ndr.) culturale per tutti, come se nel diritto al lavoro lo SMIC non avesse costituito un progresso considerevole. Coloro che compongono questa frangia di oppositori non sono in buona fede !
•Quando sarà fatta più chiarezza su questa questione e soprattutto su quanto ci si aspetta da tutti gli alunni, si potrà lottare molto più efficacemente contro il disinteresse e le deviazioni prodotte dalla rinuncia a insegnare una parte del curricolo come capita in talune scuole. Tutto questo uscirà allo scoperta e diventerà oggetto di maggiore attenzione, di aiuto e supporto agli insegnanti e costruzione di un ciclo scolastico diverso. Se si pensa che oggi più che mai la diffusione del sapere, della costruzione delle competenze è uno strumento per raggiungere la giustizia sociale, allora non si deve tollerare nessun degrado nella qualità del “menu” servito agli studenti. Ci saranno casi nei quali gli studenti provenienti dagli ambienti meno avvantaggiati dovranno beneficiare di stimoli più intensi per appropriarsi della cultura comune. Ciò significa che un’elaborazione locale dei programmi nazionali è una tappa importante, come lo è la competenza in materia che dovrà essere chiaramente inscritta nel bagaglio professionale di tutti gli insegnanti.
•Il ritmo annuale francese-  “programmi-media generale-minaccia della ripetenza e della bocciatura- non stimola affatto gli alunni che incontrano difficoltà ad imparare. Le logiche del ciclo, lo scoraggiamento della bocciatura, dovranno far parte di un nuovo arsenale organizzato in funzione dell’efficacia e della giustizia scolastica.
•Questo zoccolo, tuttavia, non cambierà miracolosamente come non cambierà miracolosamente l’ ingiustizia che regna nella scuola francese, per non parlare della lotta contro le scuole ghetto. E’ tutto il paesaggio della valutazione degli studenti che deve assolutamente essere rivisto. Il libro vi consacra un capitolo che riprende tutti i punti : intolleranza verso le ossessive prove in classe, i calcoli assurdi della media dei voti, gli esami, le procedure di orientamento scolastico… e chi più ne ha più ne metta.

br4_curricoliFJChe cosa dovrebbe essere cambiato ?

Il ministero? L’ente indipendente? I responsabili scolastici?

br4_curricoliRFGQueste questioni di potere sono capitali, perché se la Repubblica li risolve male, dietro le quinte c’è sempre il mercato con tutte le sue risposte già belle pronte ! Finora ha regnato l’opacità, l’assenza di regole e di principi. In Francia non si è mai saputo chi fosse responsabile dei programmi e nemmeno cosa dovesse intendersi per “programma”, né tantomeno esistevano standard ai quali conformare i programmi.

La legge del 2013 ha creato strutture che, per la prima volta, delegano una parte del lavoro di elaborazione dei contenuti (ma non quella della decisione che continua a essere una competenza esclusiva del potere politico nazionale) a un ente specifico, il Consiglio superiore dei programmi, che raggruppa esperti, responsabili scolastici, personalità dell’associazionismo. I primi mesi di funzionamento hanno subito mostrato che l’indipendenza nei confronti dell’autorità politica non può essere una realtà. Questo Consiglio ha pubblicato una “carta dei programmi” che è un passo avanti verso quella trasparenza che tutti si augurano. Ne parlo in maniera dettagliata nel libro.

È una buona cosa che il potere esecutivo non abbia il monopolio in questa materia sia perché è troppo effimero sia perché non sa farne sempre buon uso!

Ciò che è importante è fare sì che tutti, professionisti come utenti, acquisiscano poco per volta la consapevolezza dell’importanza che si sviluppi un dibattito pubblico sui valori e le aspettative della scuola. Il dibattito scolastico non può ridursi a chiacchiere da bar. Questo dibattito non avrà valore se non quando tutti coloro che vi partecipano potranno beneficiare dei contributi della ricerca scientifica e si consentirà umilmente ed empiricamente di valutare i programmi in vigore, i loro contributi, i loro effetti sugli studenti, tenuto conto della loro diversità. Si deve costruire una nuova carta dei poteri nella quale per esempio si riconosca che gli insegnanti devono essere più ascoltati al pari di coloro che, segnatamente nell’università, producono i saperi scolastici.

br4_curricoliFJPensa che occorra dare agli studenti un margine di libertà rispetto a quello che si insegna, come avviene nei licei di molti altri sistemi scolastici?

br4_curricoliRFGCredo che occorra riflettere su questo aspetto : più si rafforza l’omogeneità dei risultati e delle aspettative alla fine della scolarità obbligatoria, più occorre, particolarmente al liceo, aumentare il margine di libertà, lasciare “danzare” liberamente gli studenti ! Gli studenti dovrebbero potersi sottrarre al pesantissimo, enciclopedico programma scolastico francese previsto per i vari tipi di maturità, ed avere l’opportunità, se lo vogliono, di andare più in profondità oppure di scorazzare in lungo e in largo. E si dovrebbero abbandonare i tipi di maturità antidiluviani tuttora esistenti, che ancora credono alle predeterminazioni genetiche “scientifiche” o “letterarie”, e che sono ormai fuori della storia.

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Perché questo non succede in casa nostra?

br4_curricoliRFGC’è in Francia la vecchia tradizione di un’istituzione che si assume la responsabilità di orientare gli studenti, senza troppi scrupoli… Il perché di tutto questo dovrebbe essere studiato meglio, ma si può fare l’ipotesi che sia il prodotto dell’ombra gettata sul liceo dalle classes préparatoires aux grandes écoles. Nelle classes préparatoires aux grandes écoles i programmi sono imposti, poiché si tratta di programmi di concorsi. Si può supporre che questo sistema impedisca di far germogliare a questo livello l’idea di libertà e di diversità, che è senz’altro un elemento interessante, come lo è ad esempio nel Regno Unito.

Una parte della motivazione degli studenti potrebbe passare per questa via, ossia attraverso la loro responsabilizzazione nei confronti degli studi scelti, attraverso una minore gerarchizzazione delle filiere della scuola secondaria di 2° grado. Le filiere vigenti dovrebbero cedere il posto ad una maggiore flessibilità. Ciò potrebbe contribuire anche a scoraggiare lo spirito di casta e i pregiudizi di superiorità sociale che strumentalizzano i saperi scolastici.

br4_curricoliFJLei spiega nel suo libro il legame profondo tra programmi e sistema scolastico. Cambiare i programmi implica cambiare la scuola ?

br4_curricoliRFGChe cosa è la scuola se non un progetto nel quale gli studenti imparano cose, indipendentemente dal loro statuto ? C’è stata una tendenza esagerata in tutti Paesi a definire la scuola attraverso obiettivi quantitativi di scolarizzazione ! Come se i programmi in fondo non fossero i primi a definire la finalità di un sistema ! In questo modo , per esempio, proprio perché si è costruita la scuola media unica senza progetti chiari sulla visione del mondo e della giustizia su cui avrebbe dovuto poggiare, non c’è stato nessun cambiamento di quell’istituzione. La scuola elementare della Terza Repubblica aveva invece un programma pedagogico nuovo. Niente sarebbe stato possibile senza quel progetto.