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Concluso il Seminario 2011: IL DITO E LA LUNA

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Il seminario internazionale dell’ADi è diventato un appuntamento da non perdere. Ormai il maestoso salone della biblioteca di San Domenico non riesce più a contenere le centinaia di docenti, dirigenti, amministratori e ricercatori provenienti da tutta Italia, che accorrono ad un seminario che fa respirare una boccata di ossigeno e dimenticare per due giorni l’asfittico panorama scolastico italiano.

Concluso il Seminario 2011:
IL DITO E LA LUNA
Puntiamo lo sguardo sulle competenze.
Nuovi tempi, spazi e modi di fare scuola

Seminario sala

Un’eccezionale partecipazione, un clima denso di  emozioni

Seminario 2011 sala

Il seminario internazionale dell’ADi è diventato un appuntamento da non perdere. Il maestoso  salone della biblioteca di San Domenico non riesce più, ormai,  a contenere le centinaia di docenti, dirigenti, amministratori e ricercatori provenienti da tutta Italia, che accorrono ad un seminario che fa respirare una boccata di ossigeno nell’asfittico panorama scolastico italiano e per due giorni fa sognare un’altra scuola che pur sarebbe possibile.

La qualità dei relatori, la visione comparata con i sistemi scolastici degli altri Paesi rendono questi seminari un evento insolito, un incontro accattivante per approfondire questioni cruciali e insieme cercare le soluzioni più opportune e congeniali al nostro contesto nazionale.

Un momento per riprendere, tutti insieme, coraggio e voglia di cambiare le cose, per  riuscire finalmente ad attraversare questo lungo, paludoso guado.

1^ Sessione – Nuovi modi di insegnare nuovi tempi per imparare

Norberto Bottani coordina la 1a sessione

La sessione del venerdì mattina è stata coordinata da Norberto Bottani che ha inquadrato le tematiche relative ai nuovi modi di apprendere ed organizzare i “tempi” della scuola in un panorama comparato internazionale.

François Dubet
François Dubet

Ha aperto la sessione la relazione del prestigioso sociologo francese dell’educazione François Dubet, che ha analizzato quali sono le cause che tuttora  impediscono  a tanti ragazzi di apprendere. Tra i vari motivi ha messo in evidenza i danni provocati da curricoli che pongono obiettivi troppo vasti e troppo alti, in contrasto con l’auspicata definizione di un nucleo essenziale di competenze.

Questa assurda pretesa dell’ «eccellenza» per tutti impedisce ai più deboli di apprendere e paradossalmente non aiuta i migliori a raggiungere traguardi elevati.

Dubet ha concluso prestando un’attenzione particolare agli insegnanti, invitandoli a smettere di difendere la tradizione contro una presunta «modernità distruttrice».

Teemu Arina
Teemu Arina

La scommessa, ha concluso, sta nel convincere gli insegnanti che nel cambiamento ci guadagneranno molto di più che continuare a considerarsi difensori di un tempio già invaso.

Il ventottenne finlandese Teemu Arina, uno di quei giovani “mostri” digitali che all’età di 16 anni è diventato “imprenditore” di una propria compagnia, ci ha accompagnato nel mondo del cloud learning, l’apprendimento tramite internet .

Un apprendimento che è un’avventura collettiva di esplorazione collaborativa.

Una rivoluzione già in atto, che investirà (travolgerà?) in tempi molto più ravvicinati di quanto si possa immaginare tutta l’istruzione, ribaltandone  impostazione e struttura. 

Max Wind-Cowie
Max Wind-Cowie

Ha concluso la mattinata la relazione dell’inglese Max Wind-Cowie, direttore di progetto a DEMOS, il think- tank che ha sede a Londra e che conduce ricerche in vari settori della politica e della vita pubblica, coinvolgendo attivamente le persone e le comunità.

Max Wind-Cowie ha affrontato l’organizzazione del tempo nella scuola, sia l’orario, sia la distribuzione delle vacanze scolastiche, dimostrando come  tale organizzazione  non soddisfi più le esigenze dei modi di apprendere del XXI secolo. Occorre maggiore flessibilità. La prima provocatoria azione è eliminare la campanella, elemento emblematico di questa rigida divisione delle discipline,  del tempo e delle classi  attorno a cui ruota una scuola uniforme e irregimentata.  E’ altresì  necessario un diverso calendario scolastico e l’abolizione di vacanze estive troppo lunghe, deleterie per l’apprendimento, pur senza necessariamente aumentare i giorni di lezione. La scuola pubblica deve conquistare “più libertà” e gli insegnanti diventare i motori di questa rivoluzione organizzativa.

2^ Sessione –  Nuove “architetture” per apprendere

La seconda sessione, Nuove architetture per apprendere, è stata coordinata da Paolo Ferri, Professore di Tecnologie Didattiche e Teoria e Tecnica dei Nuovi Media all’università di Milano Bicocca. Ferri si occupa da tempo dei modi  di apprendere dei nativi digitali, e in questo ambito anche di una diversa organizzazione degli spazi di apprendimento. Il suo ultimo libro, Nativi digitali edito da Mondadori, è uscito nelle librerie il giorno prima del seminario.

Questa sessione, molto affascinante, ci ha condotto attraverso nuove architetture scolastiche, con una dovizia di immagini che hanno visivamente illustrato le possibili scuole del XXI secolo, già in parte realizzate in vari paesi del mondo.

Christian Kühn
Christian Kühn

La prima relazione è stata condotta dall’architetto austriaco Christian Kühn, dell’Università di Vienna, che ci ha accompagnato attraverso quattro secoli di storia degli edifici scolastici.

Un viaggio affascinante che ha collegato la pedagogia all’architettura, dimostrando come i nuovi obiettivi pedagogici e culturali del XXI secolo, quale quelli posti, ad esempio, dalla ricerca OCSE DESECO, sulle competenze,  siano in assoluto contrasto con la tipologia delle scuole del XX secolo.

Non servono più scuole caserme, fatte di lunghi corridoi e di file di aule tutte uguali, ma spazi aperti con isole per diverse tipologie di apprendimento. Infine ha illustrato la Piattaforma SchulUMbau, 2010, una Carta in 11 punti per la progettazione di strutture e infrastrutture educative per il  XXI secolo. 

Marino Bonaiuto
Marino Bonaiuto

La seconda relazione  è stata svolta da Marino Bonaiuto, Ordinario di Psicologia Sociale, all’Università La Sapienza di Roma, vicedirettore del Centro interuniversitario di ricerca in psicologia ambientale. Bonaiuto ha dimostrato con efficaci esempi come gli ambienti in cui si vive e si studia influenzino l’apprendimento e la socializzazione. Ha anche analizzato le caratteristiche delle classi aperte, elencandone i vantaggi (minor costo, spazi flessibili, promozione di autonomia e spirito d’iniziativa degli studenti) e gli  svantaggi (incremento di rumore e distrazioni, irritabilità, ansia, nervosismo, scarso coinvolgimento).

Ha concluso auspicando gradualità ed equilibrio fra innovazione spinta (giù i muri, le scuole senza aule) e la tradizione (divisione rigida degli spazi in aule e corridoi).

Giorgio Ponti
Giorgio Ponti

Ha concluso la sessione pomeridiana  Giorgio Ponti, architetto presso il CISEM di Milano e  membro dell’ OCSE-CELE.

E’ stata una piacevolissima carrellata di immagini di nuova architettura educativa, spaziando dall’Australia al Bangladesh, dal Regno Unito alla Svizzera, dall’Islanda al Giappone.

In conclusione ha delineato le principali caratteristiche della nuova architettura scolastica, così sintetizzabili: 1) Efficienza degli spazi, flessibilità e multifunzionalità, 2) Simbolismo, estetica, architettura come terzo educatore, nuove opportunità educative, 3) Qualità del progetto e delle procedure, nuove tecnologie e domotica, 4) Sicurezza e Disaster Management, 5) Sostenibilità ambientale.

3^ Sessione –  Italia: nuovi scenari

Mario Quaranta e pubblico

La sessione del sabato mattina è stata coordinata da Mario Quaranta, docente di filosofia, autore di innumerevoli opere, tra cui alcuni capitoli della enciclopedia della Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico curata da L. Geymonat.

Quaranta ha ripercorso velocemente le tappe della storia della scuola in Italia prima di introdurre la rappresentazione di sei giovani attori diretti dalla regista Rossella Dassu su un affascinante testo di Rosario Drago.

Rappresentazione

Drago e la compagnia di Rossella Dassu

Scandita da applausi a scena aperta si è svolta la rappresentazione teatrale, insieme drammatica e satirica di dieci questioni dirimenti della scuola in Italia, dai curricoli per competenze, all’istruzione e formazione professionale, dall’integrazione handicap alla valutazione, dall’orario all’edilizia scolastica.

Gli attori, sei studenti, sono diretti dalla giovane regista Rossella Dassu.

Tavola rotonda

Tavola rotonda

Infine la tavola rotonda, Insegnanti di fronte alla sfida del cambiamento,   a cui hanno partecipato Annamaria Poggi, presidente della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo, Carlo Marzuoli, ordinario di diritto amministrativo all’università di Firenze, Andrea Ichino ordinario di economia all’Università di Bologna e Antonino Petrolino, dirigente scolastico. Il tema centrale è stato la valutazione degli insegnanti, pur nel contesto più generale dello stato giuridico e della decentralizzazione. Il dibattito che ne è seguito ha evidenziato, ancora una volta, posizioni molto differenziate sulle finalità e modalità della valutazione dei docenti, pur mantenendo tutti un atteggiamento favorevole alla valutazione.

Proposta conclusiva

E’ forte in chi ha partecipato al seminario la volontà di continuare  in rete lo scambio di idee, la costruzione di un’elaborazione collettiva e collaborativa dei temi cruciali affrontati nel seminario a partire da quello della valutazione dei docenti. A questo fine sarà presto predisposto sul sito uno spazio appositamente dedicato, in cui tutti potranno intervenire e fare proposte.

Gli atti del seminario e il DVD della rappresentazione

A partire dalla prossima settimana comincerà sul sito la pubblicazione degli atti del seminario, sarà inoltre realizzato il  DVD della rappresentazione

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