Linee programmatiche triennio 2013-2016

Linee programmatiche triennio 2013-2016

Il Congresso, nel riconfermare le elaborazioni e proposte ripetutamente avanzate in questi anni dall’ADi, si è particolarmente soffermato su decentralizzazione, nuovo statuto della professione docente e dirigente, innovazioni attraverso la creazione di Istituti a statuto speciale.

L’associazione  ritiene che la scuola sia giunta a un punto di rottura irreversibile, che richiede il drastico abbandono di atavici miti (quali l’unicità della funzione docente e lo Stato datore di lavoro, gestore degli organici, dei concorsi e della mobilità) e l’assunzione di  innovazioni cruciali. Fra queste l’ADi considera prioritarie:

1) UN NUOVO STATO GIURIDICO DELLA DOCENZA E DIRIGENZA SCOLASTICA

Si indicano i punti cruciali di un nuovo Statuto della docenza e della dirigenza

Formazione Iniziale Docenti

Come nei Paesi con i migliori risultati scolastici  l’Italia deve garantire le seguenti condizioni:
a) accesso dei migliori studenti alla formazione iniziale a numero programmato, attraverso rigorose selezioni in ingresso, che tengano conto   anche   delle attitudini e competenze trasversali, da questo punto di vista lotta senza riserve contro i PAS;
b)   estensione ai docenti della secondaria del modello di formazione iniziale    3+2   con tirocinio contestuale e laurea abilitante;
c)   formulazione degli   standard professionali   generali e specifici della docenza e del   codice deontologico   della professione, entrambi formulati da una commissione nazionale  mista insegnanti e docenti universitari.

Decentralizzazione del reclutamento dei docenti. Concorsi di  scuole e/o reti di scuole, collegando l’incarico a tempo determinato direttamente al ruolo

Le vicende dei concorsi 2012-2013 avrebbero dovuto definitivamente convincere MIUR e sindacati che non è più possibile gestire il reclutamento centralmente. L’ADi ritiene che i passaggi per un reclutamento efficace che sconfigga il precariato e dia stabilità alle scuole siano:
a)   istituzione   dell’Albo Regionale degli abilitati;
b) programmazione triennale regionale   dei posti vacanti e disponibili     su criteri omogenei nazionalmente definiti;
c) applicazione della normativa europea,   che prevede condizioni dei docenti a tempo determinato omogenee a quelle dei docenti a tempo indeterminato,  immissione in ruolo degli abilitati dopo 3 anni su posto vacante e disponibile,
d)   assunzione per concorso  degli incaricati a tempo determinato   su posti vacanti e disponibili, indetto   e gestito da singole scuole e/o reti di scuole (commissioni esterne con membro interno), a cui possono concorrere solo i candidati inseriti nell’albo regionale   degli abilitati (finchè ci saranno le GAE il 50%  andrà riservato a tali graduatorie, che vanno rigorosamente chiuse, ma bisognerebbe sottoporre anche questi candidati al concorso di scuola o di rete),
e)   valutazione annuale   degli incaricati a tempo determinato,
f)   immissione in ruolo dopo 3 anni nella stessa scuola, con obbligo di permanenza per altri 3 anni, al fine di garantire continuità, identità e appartenenza.

Progressione della retribuzione docente

Per tutti i nuovi assunti,  a tempo determinato e indeterminato, la progressione della  retribuzione   dovrà svilupparsi al massimo in 15 anni, con obbligo della formazione in  servizio   (obbligo esteso comunque a tutti) e di valutazione.

Articolazione e differenziazione della carriera docente

E’ improcrastinabile la   differenziazione   della docenza   in carriere distinte,   con specifiche scale retributive.   Ciò per due motivi:
a) la   docenza   è un   lavoro di squadra   che non può svilupparsi nello spontaneismo ma deve essere sostenuto da qualificate competenze e responsabilità formalmente definite,
b)   l’autonomia scolastica   può dispiegare le sue potenzialità solo se può contare su un’efficace organizzazione tecnica del lavoro.

La costituzione di queste figure presuppone l’eliminazione delle funzioni strumentali, dei comandi per l’autonomia e una riconsiderazione del fondo di istituto,   che eviti l’inutile proliferazione di progetti.   Sono ipotizzabili   3 percorsi di carriera, già presenti in altri Paesi, con livelli differenziati al loro interno, definiti da specifici standard professionali:
a)   specialisti nell’ area della didattica e   delle   discipline, assunti con concorsi banditi a   livello decentrato di scuole e reti di scuole (commissioni esterne con un membro interno);
b)   specialisti nell’ area gestionale,   a livello di scuola   (capo dipartimento, responsabile di plesso, vicario ecc..),   che si proiettano   verso la dirigenza scolastica e oltre,  selezionati come al precedente punto a) fino alla dirigenza scolastica.
c)   Specialisti di   aree specifiche,  come ad es. della valutazione, che operano dal livello di scuola e reti di scuole fino a quello regionale e nazionale,  selezionati come al precedenti punto a) fino al livello regionale e nazionale esclusi.

Per tutti questi percorsi la selezione avviene previa   formazione  attraverso  specifico master e con la costituzione di albi regionali.   Tutte queste figure assumono un   orario di servizio di 36 ore settimanali,   se hanno l’esonero dall’insegnamento, e di   30 ore settimanali   se fruiscono solo di esonero parziale (ad es. specialisti di discipline).

Dirigenza scolastica

Si considerano punti irrinunciabili:

  1. a)    una   definizione di   standard professionali   che contemperino gli aspetti manageriali con quelli di   leadership educativa,
  2. b)   modalità di   attenuazione del carico burocratico-amministrativo,
  3. c) formazione specifica   (master)   per l’accesso al concorso, prevedendo collegamenti con le figure di sistema dell’area gestionale,
  4. d) istituzione di albi regionali   di chi ha acquisito, attraverso la formazionee lo sviluppo di carriera, titolo per l’accesso al concorso,
  5. e) programmazione regionale dei posti su parametri nazionali,
  6. f) concorso sui posti vacanti e disponibili bandito e gestito a livello regionale   ogni qual volta se ne determini la necessità, limitato ai candidati iscritti negli albi regionali,
  7. g) improcrastinabili strumenti efficaci di valutazione,
  8. h) equiparazione che sani le attuali persistenti disparità retributive all’interno della dirigenza scolastica.

2) INNOVAZIONE: ISTITUTI SCOLASTICI A STATUTO SPECIALE

L’ADI conferma la convinzione che un’efficace ed efficiente innovazione potrà avvenire solo liberando le scuole dagli attuali vincoli connessi alla costruzione degli organici, alla mobilità volontaria degli insegnanti, all’uniformità e rigidità dell’orario di servizio, all’impossibilità delle scuole di intervenire sulla scelta del personale.

A questo fine, nella consapevolezza delle enormi difficoltà e resistenze ad attuare trasformazioni generalizzate su tutto il territorio nazionale e in tutte le istituzioni scolastiche, nella consapevolezza che solo intelligenti forme di decentralizzazione possano sbloccare una situazione ingessata che sta portando alla deriva il sistema scolastico italiano, propone che a livello nazionale venga varata   una norma che dia alle Regioni,   che intendono avvalersene,   la   facoltà di istituire   un certo numero  di   istituti scolastici a statuto speciale, riformulando e andando oltre l’art.11 del DPR 275/99.

  Tali istituti, per potere essere autentici centri di innovazione dovranno avere la   massima autonomia nei seguenti ambiti:

  1. a) organizzazione e gestione del curricolo,   dell’orario delle discipline, delle opzionalità, nonché  della durata degli studi (possibilità di portare a 4 anni la durata dell’istruzione secondaria di 2° grado), con   rendicontazione e controllo dei risultati;
    b)    assunzione del personale e ridistribuzione dell’organico del personale docente e ATA   entro il budget definito,   nonchè sua gestione;
    c)    gestione del budget,  assegnato sulla base dei costi standard nazionali;
    d)    orario di servizio dei docenti, con possibilità di assegnazione,  almeno per alcune discipline del core curriculum,  di un orario onnicomprensivo di 30 ore settimanali, con flessibilità nell’orario cattedra fino a 24 ore nei casi di necessità, tale da escludere l’assegnazione di spezzoni all’esterno;
    e)   assunzione part time dal mondo delle imprese e con contratto ad hoc di specialisti di discipline tecniche o più in generale professionalizzanti;
    f)    composizione dell’organo di governo   della scuola, con la   possibilità di   includere   sponsor e componenti esterni.

Infine  si ritiene che i primi istituti che debbano godere di questa opportunità siano   gli istituti tecnici e professionali, con la possibilità di   trasformare gli attuali Istituti Professionali statali in parte in Istituti di istruzione e Formazione professionale regionali e in parte in Istituti Tecnici.

I motivi di tale scelta sono molteplici:

1) l’improrogabile rilancio dell’istruzione tecnica e professionale,
2)  la necessità di intervenire con strumenti nuovi su dispersione scolastica e ripetenze che qui raggiungono livelli drammatici.