Brevi News

A regime il sistema di Istruzione e Formazione Professionale

di

T.Pedrizzi illustra i recenti Accordi Stato/Regioni con cui nell’a.f. 2011-12 sarà messa definitivamente a regime l’Istruzione e Formazione Professionale. Un commento di speranza verso questo settore strategico, ma insieme carico di dubbi per gli ostacoli che ancora si frappongono.

di Tiziana Pedrizzi

Sistema IeFP

 Alla fine di luglio, in sordina, sono successe due cose importanti per chi crede che, in Italia, di Licei si possa anche morire:

1) Il Testo Unico sull’apprendistato,

2) Il completamento del quadro normativo dell’ Istruzione e Formazione Professionale.

Del varo del Testo Unico sull’apprendistato  ha già parlato Livio Pescia. Qui viene trattato solo il completamento del quadro normativo necessario per fare partire con tutti i crismi il sistema di Istruzione e Formazione Professionale.

Cominceremo con un veloce riepilogo della situazione determinatasi prima del 27 luglio scorso.

Primo passo per la messa a regime dell’IeFP: le Linee guida del 16/12/2010

Intesa Stato RegioniCon lIntesa Stato-Regioni del 16-12-2010 sono state varate le Linee guida per la messa a regime del sistema di IeFP,  come abbiamo già avuto modo di illustrare su questo stesso sito.

Le Linee guida hanno per oggetto gli “organici raccordi fra i percorsi di IPS, ITS e IeFP, in applicazione del comma 1 quinquies dell’articolo 13 della L. 40/2007.

Come si ricorderà, tale articolo,  voluto dal ministro Fioroni, ha abolito la denominazione di “licei tecnologici” della L.53/2003, mantenendo quella di Istituti Tecnici, e, soprattutto, ha ricondotto l’Istruzione Professionale nell’alveo della istruzione statale centralizzata, sottraendola alle Regioni, a cui le aveva consegnate la riforma Moratti in ossequio al dettato costituzionale (Nuovo Titolo V).

Il risultato è ora una sovrapposizione di competenze fra IPS e IeFP, di cui stanno pagando il prezzo soprattutto gli Istituti Professionali statali, i cui iscritti vanno vertiginosamente calando, perché non sono più né carne né pesce.
Da un lato non si dedicano più in modo forte alla formazione per il lavoro, subendo  su questo versante la concorrenza dell’Istruzione e Formazione Professionale regionale, dall’altro sono diventati  strutturalmente identici agli Istituti Tecnici (identico percorso quinquennale, 2+2+1), con il risultato di cedere iscritti anche a questi ultimi, considerati più “prestigiosi”.

Dal punto di vista dell’assetto strutturale i contenuti principali dell’Accordo Stato/Regioni del dicembre 2010, possono essere così sintetizzati:

1)      definitivo varo del corso annuale per l’ammissione all’esame di stato di 5° anno per chi ha compiuto il percorso quadriennale di formazione professionale. Nella sessione di esami dell’a.s. 2010-2011 sono usciti in Lombardia i primi maturati di questo tipo, frutto di un accordo sperimentale del 2010 fra Regione Lombardia e Ministero. L’Intesa di dicembre 2010 rende legittima per tutte le Regioni questa possibilità senza ulteriori passaggi normativi. Il che non significa che questa debba essere la sola via per tutti coloro che vogliono continuare gli studi, considerato che potrebbero scegliere di proseguire nell’IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore).
Se vorranno però avere l’accesso ai nuovi  ITS, Istituti Tecnici Superiori, occorrerà, come per l’università, un diploma quinquennale (DPCM 2008, art.7 comma 3). L’istituzionalizzazione del 5° anno diventa pertanto interessante: chi entra nell’IeFP non si troverà imbottigliato in una strada chiusa all’istruzione terziaria.

2)      Definizione nazionale delle 21 qualifiche triennali e dei 21 diplomi quadriennali cui le Regioni debbono obbligatoriamente fare riferimento. Questo elenco è modificabile ed integrabile (ed infatti è uno dei contenuti dell’Accordo del 27.7.2010), ma riveste una grande importanza per permettere il riconoscimento e la transitabilità dei titoli a livello nazionale ed europeo, attraverso l’adeguamento al Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF, European Qualification Framework). Non più dunque un proliferare fantasioso di specializzazioni, ma un quadro, sia pure elastico, di riferimento.

3)      Precisazione delle modalità di erogazione dell’IeFP da parte delle Regioni. Superata definitivamente l’offerta surrogatoria della qualifica triennale, di competenza esclusiva regionale, da parte dei vecchi corsi degli Istituti professionali statali, ha preso avvio in modo generalizzato l’offerta sussidiaria, che presenta due tipologie a scelta delle Regioni:

a)       tipologia A, detta “integrativa”, prevede per gli studenti iscritti ai percorsi quinquennali degli Istituti Professionali  la possibilità di conseguire, al termine del terzo anno, anche il titolo di Qualifica professionale, utilizzando la flessibilità o orari aggiuntivi, e previo superamento del relativo esame regionale;

b)       tipologia B, detta “complementare” prevede percorsi regionali appositamente costruiti e direttamente finalizzati al rilascio delle Qualifiche triennali e dei Diplomi Professionali quadriennali. Tali percorsi possono svolgersi sia presso gli istituti professionali statali,  che svolgono in tal caso un ruolo sussidiario, sia presso i Centri di formazione professionale accreditati per i quali si tratta di ruolo ordinario.

In questa prima fase le Regioni, muovendosi in ordine sparso, stanno faticosamente elaborando una normativa nel merito. La maggioranza, come era prevedibile, si orienta sulla tipologia A, che permette loro di non assumere nuovi compiti e nuovi oneri e insieme di far contenti insegnanti e presidi degli Istituti Professionali (il che non è poco, visto che la scuola ed i suoi operatori sono oramai considerati una mina vagante). Bisognerà vedere, però, se si faranno contenti anche i giovani che continuano sempre più ad abbandonare un’offerta di istruzione pletorica, che evidentemente non corrisponde più né ai loro interessi nè ai loro bisogni; e ancora bisognerà vedere se si faranno contenti quei settori produttivi che continuano a  scontrarsi con la mancanza di personale qualificato.

E passiamo ora all’accordo del 27 luglio 2011

La definitiva messa a regime dell’IeFP: gli accordi Stato-Regioni del 27/07/11

accordi Stato-Regioni del 27/07/11Il 27 luglio 2011, sul filo di lana, sono stati raggiunti due accordi che mettono definitivamente a regime il percorso di IeFP a partire dal settembre 2011. Sono nell’ordine:

1)     l’Accordo Stato/Regioni riguardante gli atti necessari per il passaggio a nuovo ordinamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale  con i relativi 7 allegati, Allegato 1: criteri metodoligici di descrizione e aggiornamento degli standard minimi; Allegato 2: Figure di riferimento qualifiche  da 1 a 11; Allegato 2bis:  Figure di riferimento qualifiche da 12 a 21; Allegato 3: Figure di riferimento diplomi da 1 a 10; Allegato 3bis: Figure di riferimento diplomi  da 11 a 21; Allegato 4: standard minimi delle competenze di base del 3° e 4° anno; Allegato 5: attestato di qualifica professionale; Allegato 6: attestato di diploma professionale; Allegato 7: attestato di competenze.

2)      L’Accordo  Stato/Regioni riguardante la definizione delle aree professionali relative alle figure nazionali di riferimento dei percorsi di istruzione e formazione professionali  

Alcune considerazioni sul presente e sulla prospettiva

standard tecnico professionali La cosa più importante è costituita, a nostro avviso, dall’ Allegato 4  che definisce gli standard formativi minimi nazionali delle competenze di base del 3° e 4° anno del percorso di IeFP.

 Gli standard tecnico professionali erano già stati definiti nell’Accordo raggiunto nella Conferenza Unificata del 29 aprile 2010, nel quale per quanto riguardava le competenze di base si faceva riferimento solo agli Assi Culturali dell’obbligo di Fioroni

Si trattava di un’interpretazione riduttiva dei percorsi di IeFP tutta virata sull’aspetto tecnico – professionale, perché si considerava che quello generalista sarebbe stato presidiato dall’istruzione. Un’impostazione che non spingeva certo a definire appositi standard di competenze di base anche per questo tipo di formazione. Non che gli standard ora formulati siano particolarmente definitori e cogenti (una più precisa articolazione è lasciata all’intervento delle Regioni che sono libere di normare in questo senso), essi costituiscono però un importante punto di riferimento quantomeno “simbolico”, poiché chiariscono che una forte e concreta formazione per il lavoro richiede anche un’adeguata alfabetizzazione generalista, del cittadino e del produttore. L’idea che il lavoro non inglobi cultura è tipica dei paesi sottosviluppati, e da questo punto di vista l’Italia non si è finora dissociata..

Se il quadro di riferimento è stato finalmente messo a punto, questo non garantisce purtroppo che il sistema di IeFP abbia un futuro certo. Della tiepidezza delle Regioni si è già detto. Bisognerà vedere ora  come si muoveranno le iscrizioni, se cioè la IeFP saprà da un lato limitare il problema degli abbandoni e della conseguente scarsa alfabetizzazione italiana e dall’altro ampliare  la  sua fascia di utenza uscendo dalla residualità.

Smottamento  verso i Licei con il proliferare dei licei leggeri, abbandono della formazione tecnica e professionale anche al Nord, alto livello di abbandoni delle fasce meno interessate all’attuale tipologia di scolarizzazione, passaggio a università  umanistiche leggere e diserzione da quelle tecnico professionali, sono tutti elementi che  anche i nostri centri di analisi sociologica – ISTAT e ISFOL in testa- cominciano a mettere in collegamento con la disoccupazione giovanile e con i tristemente famosi NEET (Not in Education, Employment or Training)

Le tendenze sociali di fondo difficilmente  si possono contrastare con le leggi, nonostante che in Italia molti pensino che la società civile la fanno le leggi.

La tendenza a studi prolungati, leggeri e disinteressati è al tempo stessa una conseguenza della ricchezza dell’Europa e una causa del suo decadimento. Ma in Italia, in ragione del suo profilo antroplogico storico, la tendenza è particolarmente accentuata.

indagine di Confartigianato Un’indagine di Confartigianato dell’agosto 2011, ha messo in evidenza che l’Italia ha il record negativo in Europa per la disoccupazione giovanile: sono 1.138.000 gli under 35 senza lavoro, e a stare peggio  sono i ragazzi fino a 24 anni ( il tasso di disoccupazione in questa fascia d’età è del 29,6%  rispetto al 21% della media europea). Questo stesso Rapporto ha evidenziato il fatto che da un lato le famiglie sembrano sapere che il settore artigianale è promettente per l’occupazione, ma dall’altro che per i loro figli continuano a sperare in un futuro da colletti bianchi.

Dunque c’è solo parzialmente un problema di informazione sulle diverse possibilità di studio, anche se sicuramente pesa l’orientamento che fanno le scuole medie. In questo caso non è tanto decisiva  la mancanza di informazione che pure pesa, quanto il forte persistente pregiudizio verso il lavoro manuale della piccola borghesia, di cui gli insegnanti costituiscono la colonna portante. Pregiudizio che non si smorza nemmeno nelle parti d’Italia che hanno vissuto uno sviluppo notevole della piccola impresa. Anzi fra i due settori sociali sono aumentati gli attriti, esacerbati negli insegnanti dall’assistere a rapidi accessi al benessere non sempre accompagnati da un innalzamento del livello culturale.

Pur con i loro limiti, le leggi possono comunque segnalare un indirizzo, dei suggerimenti  alla società ed essere una strumento per intercettare tempestivamente i cambiamenti che si spera sopravvengano, indotti da ragioni economiche e dalle conseguenti mutate sensibilità

L’avvio a regime  dell’IeFP potrebbe essere una buona occasione per i sistemi regionali e per le centrali nazionali che li governano per dare un segnale forte di cambiamento.

Download
1) Accordo Stato/Regioni  del 27-07-11 riguardante gli atti necessari per il passaggio a nuovo ordinamento dei percorsi di istruzione e formazione professionale con i relativi 7 allegati,

Allegato 1: criteri metodologici di descrizione e aggiornamento degli standard minimi;
Allegato 2: Figure di riferimento qualifiche  da 1 a 11;
Allegato 2bis:  Figure di riferimento qualifiche da 12 a 21;
Allegato 3: Figure di riferimento diplomi da 1 a 10;
Allegato 3bis: Figure di riferimento diplomi  da 11 a 21;
Allegato 4: standard minimi delle competenze di base del 3° e 4° anno;
Allegato 5: attestato di qualifica professionale;
Allegato 6: attestato di diploma professionale;
Allegato 7: attestato di competenze.

2) Accordo  Stato/Regioni riguardante la definizione delle aree professionali relative alle figure nazionali di riferimento dei percorsi di istruzione e formazione professionali  

3) Sintesi del Rapporto Confartigianato Agosto 2011 su disoccupazione giovanile under 35 

4) Legge 40/2007, art.13 su scuola ( modifiche e integrazioni del ministro Fioroni alla riforma Moratti per quanto concerne l’istruzione tecnica e professionale)