Ora lo scempio è sotto gli occhi di tutti

 

Nel dossier sulla scuola secondaria superiore pubblicato sul nostro sito in Una storia di fallimentinon figurano gli Istituti Professionali, poiché in quella fase non erano ancora reperibili Regolamento, Profili , Quadri orario ecc...

Il ritardo era dovuto alla spasmodica ricerca dell'identità da assegnare a questi istituti, dopo che, in spregio alla Costituzione Italiana, erano stati sottratti alla competenza regionale e conseguentemente privati della possibilità di impartire autonomamente qualifiche triennali.

Molti ricorderanno che nella prima versione della legge 40/2007, attraverso cui il ministro Fioroni ha portato in porto l'operazione, non si parlava di Istituti Tecnici e Istituti Professionali bensì di Istituti Tecnici-Professionali con quell'eloquentissimo trattino che rendeva chiaro da subito ciò che non si voleva dire, ossia che gli istituti tecnici avrebbero “fagocitato” gli istituti professionali.

 

Uno scempio che l'ADi, vox clamantis in deserto , ha sempre vigorosamente denunciato, e che ora è finalmente sotto gli occhi di tutti, anche se il trattino, per amor di patria, è stato tolto.

 

Ma tutti tacciono ancora.

Un doveroso richiamo alla responsabilità

Meschini corporativismi, singoli interessi di bottega continuano a prevalere sul bisogno di questo Paese e di migliaia e migliaia di giovani di avere un nuovo, efficace, moderno sistema di istruzione professionale, che si fondi su un'innovata alternanza scuola-lavoro, che sia flessibile nelle uscite (qualifiche triennali e diplomi quadriennali) e nei rientri (passaggi ad altri settori dell'istruzione secondaria e dell'istruzione terziaria).

Si continua invece, in nome di una mistificante pseudo uguaglianza, a incasellare tutti negli stessi schemi vetusti d'istruzione, dove la così detta cultura generale, sostanzialmente umanistico-letteraria, continua a fare la parte del leone, dove vige il disprezzo per la cultura del lavoro, con il risultato di condurre all'insuccesso migliaia di giovani, approfondendo il loro rifiuto dell'istituzione scolastica.

Sono oggi 545.229 gli studenti degli Istituti Professionali, contro gli 873.522 degli Istituti Tecnici, un numero assolutamente rilevante, che rappresenta la fascia più debole della popolazione scolastica, quella che si rifiuta, in modo spesso plateale, di seguire gli antichi schemi dell'organizzazione scolastica e i curricoli tradizionali.

Nei confronti di questa fascia di giovani, tutti dovrebbero esercitare il massimo senso di responsabilità e fare il massimo sforzo per realizzare forme di istruzione fondate sulla cultura del lavoro e su un'organizzazione e su metodologie radicalmente nuove, basate sull'agire e interagire, non più sul leggere e ascoltare lezioni.

 


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