Presentazione di Alessandra Cenerini

Riprendiamo il tema complesso e spinoso della valutazione, proponendo due esperienze che hanno al centro il "portfolio".

La prima è un'esperienza italiana appena avviata in Lombardia, di cui ci riferisce Tiziana Pedrizzi, che ringraziamo per l'importante contributo di analisi, informazione e proposta. La seconda è un'esperienza statunitense, già conclusa, rivisitata in un articolo di Elizabeth Spalding, che abbiamo appositamente tradotto e sintetizzato.

Ci è sembrato importante accostare queste due esperienze che, mosse dallo stesso bisogno di trovare forme autentiche di valutazione, hanno preso avvio in due Paesi con tradizioni opposte in questo campo : gli Stati Uniti dove vige tuttora il sistema dei test standardizzati, e l'Italia dove le modalità valutative rimangono nella grandissima maggioranza dei casi soggettive e discrezionali.

Se entrambe queste situazioni sono avvertite come profondamente insoddisfacenti, quale approccio può consentirci di realizzare valutazioni più autentiche e affidabili?

Una delle strade può sicuramente essere il portfolio, pur con la consapevolezza dei problemi che si frappongono alla sua generalizzazione, come ci indica l'esperienza statunitense che qui riportiamo.

Ciò che ci pare di poter sostenere è che tutti i possibili percorsi di ricerca in questa direzione dovrebbero essere sostenuti da una seria discussione su ciò che conta nell'educazione delle giovani generazioni. Solo se riusciremo a dare risposte alla domanda: " Che cosa è importante?" ci potremo fare un'idea più chiara di come e cosa valutare. In definitiva l'atteggiamento che dovremmo assumere è:" Questo è ciò che è fondamentale nell'educazione dei ragazzi, ora facciamo in modo che i nostri sistemi valutativi ci dicano se abbiamo raggiunto queste mete".

Un'esperienza significativa in questa direzione, e sulla quale ritorneremo, è stata fatta da un gruppo di insegnanti canadesi della Columbia Britannica. Questi docenti hanno riconsiderato il loro approccio alla valutazione attraverso il ripensamento e la riformulazione degli obiettivi del curricolo, e contemporaneamente attraverso l'assunzione di percorsi differenziati, fondati sulle teorie gardneriane delle intelligenze multiple, che li ha portati ad offrire agli studenti diverse opzioni per dimostrare se avevano raggiunto gli obiettivi stabiliti.

Nel ringraziare nuovamente Tiziana Pedrizzi per averci fatto partecipi del lavoro che come IRRE Lombardia stanno svolgendo, ci auguriamo di potere insieme a tanti altri colleghi continuare a condividere l'esperienza avviata, impegnandoci a dare il nostro apporto collaborativo di riflessioni e di idee, così da costruire su queste tematiche una più vasta comunità professionale di ricerca.


Alessandra Cenerini

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