I Paesi che spendono di più per l'istruzione hanno migliori risultati?

Cosa dice il Focus n. 13

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Il Focus n. 13 tratta della questione scottante del rapporto fra spesa per l'istruzione e risultati scolastici.

Il commento a questo Focus ha fatto riferimento al sito di Norberto Bottani. http://www.oxydiane.net/

Scrive Bottani “Va premesso che è molto difficile sapere quanto si spende per la scuola e per l'istruzione. Poco per volta, grazie proprio all'immane lavoro svolto dagli esperti dell'OCSE, le informazioni sulla spesa per l'istruzione sono diventate meno grossolane di quanto non lo fossero un tempo. Si tratta sempre di approssimazioni, ma la precisione diventa ogni anno migliore e quindi l'ordine di grandezza della spesa pubblica e privata per l'istruzione è attendibile”.

Si può quindi cominciare a dare risposte alla scottante domanda: “Per avere un buon sistema scolastico occorre spendere molto ? Chi spende di più ottiene i risultati migliori ? Oppure questi risultati si possono ottenere anche senza aumentare gli investimenti nella scuola?”

Il focus 13 dà alcune risposte, e precisamente:

•  Una maggiore ricchezza nazionale o più elevate spese per l'istruzione non sono di per sé garanzia di migliori risultati degli studenti. Nei sistemi economici con prodotto interno lordo elevati, il totale delle spese per l'istruzione conta meno del modo in cui le risorse sono utilizzate.

•  Nei sistemi economici con prodotto interno lordo elevato, i sistemi scolastici migliori tendono a privilegiare la qualità degli insegnanti rispetto al numero di studenti per classe.

•  Nell'indagine Pisa i sistemi scolastici che conseguono le medie più elevate sono quelli che credono nel successo di tutti i loro studenti, e danno loro le opportunità e gli strumenti per riuscirci.

In conclusione il livello della ricchezza di un Paese e gli investimenti stanziati per la scuola da soli non bastano per garantire la qualità del sistema scolastico.

I paesi che hanno partecipato all'indagine Pisa, che si caratterizzano per avere sistemi economici forti ed i cui studenti a quindici anni conseguono nei test punteggi buoni (per esempio i sistemi scolastici asiatici oppure quelli scandinavi ad eccezione della Norvegia)  sono anche quelli le cui politiche scolastiche sono ispirate dall'intima convinzione che tutti gli studenti possono riuscire a scuola e quindi sono impostate in modo coerente in funzione di questo convincimento.

Nei sistemi economici con il prodotto interno lordo più alto, quelli che attribuiscono priorità alla qualità degli insegnanti rispetto alla riduzione del numero degli studenti per classe ottengono in generale risultati migliori. Questo significa che quando si ha a che fare con i soldi del sistema scolastico non si deve porre la domanda “quanto si deve spendere ?” ma piuttosto “per cosa spendere, come spendere?” .

La ricchezza nazionale conta fino ad un certo livello

Dai dati proposti dall' OCSE si evince che oltre una spesa di $ 20.000 USA per abitante, il PIL non ha un impatto determinante sui risultati scolastici. Dal Focus 13 si possono estrapolare due osservazioni:

•  esiste una correlazione tra le prestazioni dei quindicenni di un paese nell'indagine PISA e il livello del PIL . Più il livello del PIL è elevato, migliore è il punteggio medio di lettura dei quindicenni. Quindi la ricchezza di un paese conta.

•  Nei paesi poveri, la curva si eleva rapidamente ma poi ristagna aldilà di $ 20.000 USA all'anno per abitante. Il passaggio da $ 20.000 a 40.000 o 60.000$ USA per abitante non ha nessun effetto. “Oltre $ 20.000 USA all'anno la ricchezza prodotta non è un predittore dei risultati del sistema scolastico nell'indagine Pisa”, affermano gli analisti dell' OCSE. Oltre un investimento di $ 35.000 USA per l'istruzione di uno studente considerato globalmente dai 6 ai 15 anni  “la spesa non è più correlata a nessun livello di competenza lettura in Pisa”.

Partendo da queste indicazioni si potrebbe dedurre che le risorse impiegate per l'istruzione contano nei paesi poveri, ma contano molto meno o per nulla nei paesi ricchi. Per esempio nei paesi che spendono più di 100.000 $ USA all'anno per la formazione di uno studente dai 6 e i 15 anni (come gli Stati Uniti, il Lussemburgo, la Norvegia e la Svizzera), i punteggi medi nel test Pisa di lettura sono simili a quelli di paesi che impiegano meno della metà di questa somma per l'istruzione (come l'Estonia, l'Ungheria, la Polonia).

In Italia

Vediamo ora il caso dell'Italia.

Secondo il Focus N. 13 l'Italia spende per la formazione complessiva di uno studente dai 6 e i 15 anni, un totale di poco inferiore agli 80.000 $ USA, più della Francia, dell'Irlanda, della Germania e della Corea, ma i risultati dei quindicenni italiani nel test PISA in lettura sono inferiori a quelli degli studenti di tutti questi Paesi.

Se si vogliono seguire le indicazioni PISA bisognerà prestare più attenzione alla qualità degli insegnanti.

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