Come si stanno adattando i sistemi al crescente numero di studenti immigrati?

Cosa dice il Focus n. 11

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Dal 2000 al 2009 la percentuale di studenti immigrati è cresciuta nell'OCSE del 2%; in generale questa percentuale ha superato in questi Paesi il 5%.

Nella maggior parte dei Paesi la differenza nel livello degli apprendimenti fra immigrati ed autoctoni è considerevole, ma in alcuni Paesi avanzati la differenza si è assottigliata, se non annullata. Mancano in questo Focus informazioni sulle diverse tipologie e provenienze della immigrazione, che potrebbero costituire una spiegazione del fenomeno. E' evidente che, dove i gap sono solo linguistici, essi sono più facilmente colmabili che nei casi in cui le differenze riguardano anche visioni del mondo e stili di vita.

In generale, l'indagine rileva che i quindicenni immigrati si collocano su di un livello economico sociale inferiore a quello degli autoctoni, ma il problema preliminare e fondamentale è quello del possesso della lingua del Paese in cui realizzano il loro percorso formativo.

PISA Focus ne conclude che la chiave per il miglioramento in questo campo è un'efficace educazione linguistica compensativa. Che è quanto ha cercato di realizzare la Germania, a partire dai risultati deludenti del 2000, nei confronti della imponente minoranza turca.

In Italia

Questa indicazione trova in Italia orecchie da mercante. In nome di una politically correctness che vede dappertutto discriminazioni e di una malintesa interpretazione dell'autonomia, non esiste una politica nazionale organica (nel senso di obbligatoria) intesa a risolvere il fenomeno del gap linguistico dei giovani di recente ed anche meno recente immigrazione.

Le scuole di ogni ordine e grado sono libere di spendere i loro pochi soldi in corsi di lingua preliminari o paralleli all'inserimento nelle classi ordinarie, dalla tipologia più svariata e fantasiosa oppure di non farlo.

Buonismo assistenzialistico in luogo di rispetto per persone che hanno il diritto di ricevere quanto serve a farli divenire dei cittadini responsabili. Forse si tratterebbe di una forma prioritaria di Educazione alla cittadinanza, più efficace di tante prediche in corso.

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