Come fanno alcuni studenti a superare gli svantaggi che derivano dal loro background socio-economico?

Cosa dice il Focus n. 5

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Lo status economico-sociale non è una determinante meccanica dei risultati dei quindicenni. Le analisi hanno infatti rilevato che il 31% degli studenti provenienti da background sociali svantaggiati sono “resilienti”, cioè – secondo la definizione offerta dalla indagine – spiccano fra gli studenti con background simile e riescono a collocarsi a livelli più alti.

La maggioranza di questi è collocata in Corea ed Hong Kong, Shanghai e Macao, più di un terzo in Canada, Finlandia, Giappone, Nuova Zelanda, Portogallo, Polonia e Spagna. Risulta evidente che questo fenomeno è principalmente (non esclusivamente) collocato là dove i risultati sono alti nel loro complesso.

Secondo OCSE questo dimostra che, se agli studenti di questo tipo si dà una opportunità, sono in grado di migliorare.

Quale il segreto di questi studenti e di questi Paesi?

•  Una differenza-chiave con gli altri è che si tratta di studenti che hanno fiducia in sé e nelle proprie possibilità e sono motivati.

•  Un'altra differenza importante sta nel fatto che questi studenti dichiarano di seguire per scelta un numero di ore di scienze superiore agli altri. Si tratta di studenti che hanno facoltà di scegliere, e la scelta di scienze indica una maggiore disponibilità a studi di carattere culturale e teorico.

In Italia

La seconda ragione non è facilmente comprensibile per un lettore italiano, in quanto nel nostro sistema non vi sono margini di elettività, gli studenti italiani non possono scegliere nessuna parte del curricolo. La situazione in altri Paesi è invece diversa.

Forse la situazione italiana è opposta: il curricolo ufficiale e obbligatorio offre una significativa quantità di ore, in particolare proprio di scienze, nel biennio ed, in particolare, negli istituti tecnici e professionali. Ma questo costituisce spesso un problema per almeno una parte significativa di quindicenni con questo background socio-economico.

Ed infatti l'Italia non figura nell'elenco di Paesi con una percentuale significativa di studenti resilienti.

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