Serve investire in corsi dopo l'orario scolastico?

Cosa dice il Focus n. 3

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I dati – dice OCSE – ci confermano che i quindicenni dei sistemi scolastici con risultati migliori impiegano meno tempo in scuola suppletiva e studio individuale e meno anche in ore aggiuntive.

Sembra addirittura che la performance dei quindicenni, ai livelli nazionali, sia correlata in senso negativo con le ore di lezione in più. Come in altri casi, è necessario non ipotizzare scorrettamente rapporti di casualità: potrebbe essere che ciò sia determinato dal fatto che chi segue ore suppletive di scuola lo fa, perché ha livelli di apprendimento più bassi e questa pratica non riesce comunque a colmare in modo significativo il gap.

Del resto il Focus accenna al fatto che ci sarebbero tipi di “corsi dopo la scuola” che migliorano gli apprendimenti, anche se non specifica ulteriormente quali siano.

Insomma, non sarebbe la quantità di scuola, ma la sua qualità ad incidere. In ogni caso, se le lezioni sono tenute dall'insegnante di scuola, aumenta l'equità, mentre se sono tenute da insegnanti non della scuola l'equità diminuisce, perché sembrano fruirne di più i ragazzi con stato economico - sociale alto.

Più ovvia la conclusione che le ore aggiuntive sono efficaci, se lo studente crede nella importanza ed utilità di andare bene nella materia che studia. Spiegare l'utilità di ciò che si impara aiuta a usare bene anche il tempo scarso.

In Italia

  Dei corsi di recupero realizzati nella scuola superiore nel decennio precedente non si è mai studiato seriamente l'effetto né in termini di ricaduta sulla percentuale di bocciature né, tampoco, in termini di miglioramento degli apprendimenti.

Prevale l'impressione di un ampio e confuso pasticcio, gestito a livello artigianale, e non si può dimenticare che, prima del ripristino mascherato dell'esame di settembre del ministro Fioroni, molto denaro destinato agli IDEI giaceva inutilizzato nelle casse delle scuole, a causa dello scarso entusiasmo degli insegnanti ad impegnarvisi. In seguito, invece, il timore dei ricorsi di genitori avverso bocciature settembrine non precedute da una parvenza di tentativi di recupero, ha innalzato gli entusiasmi ed ora paradossalmente la situazione si è rovesciata.

Sarebbe necessario definire con chiarezza cosa il giovane deve apprendere e misurare i livelli di ingresso e di uscita. Possibile? L' idea che più scuola possa essere utile in termini di equità nasce da Don Milani, ma forse in questi decenni non ha ricevuto conferme. La maggioranza degli studenti italiani “in difficoltà” oggi non assomiglia molto ai suoi allievi, che erano poveri e privi di capitale sociale, ma spinti da un'enorme carica di motivazione e forse da buone doti personali.

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