Portfolio e scuola: alcune considerazioni preliminari

Capita a volte nella nostra scuola che l'introduzione di innovazioni venga contestata e respinta prima ancora che ci si sia dati il tempo e il modo di coglierne gli eventuali aspetti positivi.

Così è avvenuto con il portfolio, introdotto con il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, applicativo della riforma Moratti per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo.

Si trattava certamente di una trasposizione maldestra di esperienze che andavano sviluppandosi in altri Paesi, ma l'idea di fondo di quello strumento avrebbe potuto essere utilmente colta.

Non è stato così e mentre altrove l'originario farraginoso portfolio cartaceo andava trasformandosi in portfolio elettronico, di facile uso e di notevole utilità, noi abbiamo buttato via il bambino con l'acqua sporca.

Lo spunto per questo mio intervento è stato un articolo su Edweek dal titolo Portfolios Evolve Thanks to Web 2.0 Tools (I portfolio evolvono grazie agli strumenti del web 2.0), che mette in luce come il Web 2.0 e altri strumenti tecnologici stiano rendendo molto più veloce e facile la creazione dei portfolio digitali degli alunni.

Si tratta di strumenti di valutazione e autovalutazione che, secondo gli esperti, aumentano notevolmente il coinvolgimento degli studenti e la loro riflessione su ciò che apprendono.

Di qui il desiderio di riaprire fra gli insegnanti il dibattito su questo strumento, che, oltre all'utilizzo con gli studenti, ha moltissimi usi e tantissime variabili in molti campi, non ultima la valutazione dei docenti.

Prima di riportare la traduzione dell'articolo di Edweek, è opportuno analizzare brevemente che cos'è un portfolio elettronico o ePortfolio.

 

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