BUONE VACANZE!

RELAX – REFRESH - RECHARGE

Certo che  ci vuole  da parte nostra un bel coraggio scrivere in luglio “ Relax, Refresh, Recharge”  a una categoria  “fannullona”, con 3 mesi di vacanza e proprio nel momento in cui il nuovo tormentone  è:Scuole aperte d’estate!”  

Scuole aperte d’estate? L’ADi dice di più: l’apprendimento deve essere  24/7/12 (24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 12 mesi all’anno). Vogliamo parlarne? Siamo disposti a spiegarvi come. E non è uno scherzo.

 Ma ora, per piacere fateci riprendere fiato, rilassarci un po’, rinfrescarci dal caldo tropicale e ricaricarci, perché l’anno che ci aspetta non è dei più tranquilli. Volete l’elenco dei problemi? Noooooooooooo!  Giusto, soprassediamo, magari li mandiamo alla sociologa  Chiara Saraceno, che, insieme alle scuole aperte d’estate,  invoca, sai la novità(!), corsi di recupero estivi. 

Una domanda sorge spontanea a Chiara Saraceno e non solo: Porsi il problema di come funziona la scuola durante l’anno,  no?

Noi ce lo chiediamo in continuazione e per non perdere l’abitudine facciamo ai nostri lettori un regalo: gli atti completi del seminario internazionale GRAFFITI. Tracce della scuola che verrà, dove si trovano tante risposte e molte suggestioni  per migliorare ed innovare il nostro insegnamento.

PER UN’ALTRA SCUOLA...

(Clicca sull'immagine sopra per aprire la pagina degli Atti)

Le tre sessioni degli atti del seminario internazionale sono una miniera a cui attingere.

Vogliamo sapere  come sono organizzate le scuole nel Paese più felice del mondo, la Danimarca? Click su  L.J. Lange click  su  A.K.Andersen Scopriremo come si genera benessere a scuola e come si può vivere e studiare in una scuola senza muri e senza carta.

Pensiamo di sapere tutto sull’apprendimento? Forse non è così, se no, non ci troveremmo tanti ragazzi insufficienti o bocciati. Allora click su  Giacomo Stella e ci verrà voglia di saperne di più su come si genera l’apprendimento.

Vogliamo portare un po’ di gioia nelle nostre classi, ma pensiamo che a scuola non si debba ridere?  Ricrediamoci!  Click su  Lucia Suriano che ci racconta come educare alla felicità attraverso l’irresistibile fascino della risata.

Vorremmo rendere i nostri studenti autonomi, creativi, responsabili, resilienti,  capaci di assumere rischi e contemporaneamente essere bravi nelle discipline accademiche, ma ci pare un’impresa impossibile? No, si può fare, click su Margret Rasfeld, che ci spiega stupendamente, con esempi pratici, come tutto questo sia realizzato alla scuola  ESBZ di Berlino.

Vogliamo sapere come la scuola in un futuro molto prossimo sarà influenzata dai big data? Click su Francesc Pedrò e  il panorama che ci fa conoscere, per molti aspetti a noi ignoto, è davvero sconvolgente. Riprendiamoci il timone!

E se volessimo lasciare l’Europa e andare negli States? Per esempio a San Diego, California, alla High Tech High, meta di 3000 “pellegrini” all’anno, che vogliono capire come si imposta il Project Based Learning,  facendo convivere tecnologie  manuali e digitali, e collegando la scuola alla comunità locale? Si può fare! Click su  Rachel Nichols e scopriremo  tanti progetti che noi stessi possiamo realizzare.

A che punto è il PNSD, Piano Nazionale Scuola Digitale? Pensiamo davvero di conoscerlo? Non proprio, c’è ancora tanto da esplorare e da realizzare. Click su Damien Lanfrey, il principale ideatore del PNSD, e cogliamo nuovi spunti per mettere il digitale al servizio della didattica.

Nella scuola le connessioni non funzionano? Manca la banda larga? Chiediamo aiuto a qualche Fondazione bancaria! Non è uno scherzo. A Torino La fondazione bancaria  della Compagnia di San Paolo, a capo della quale c’è l’ex ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, ha avviato un grande progetto chiamato Riconnessioni in corso, che coinvolge 314 plessi scolastici.  Se vogliamo saperne di più click su Lorenzo Benussi

In epoca di globalizzazione, ci siamo mai chiesti che caratteristiche ha oggi l’educazione internazionale?  E che educazione praticano le scuole internazionali ,  a cui si ispirano  i nostri istituti sperimentali quadriennali? E’ un argomento importante da conoscere e approfondire , e allora click su Nick Tate, uno dei maggiori esperti mondiali  in questo campo.

E come funziona in Italia una International School? A Ca’ Tron, nel campus di H Farm è nata la H-International School,  che va dai 3 anni ai 18 anni. Certo privata e  costosa, ma molto interessante. Indaghiamo e cerchiamo di capire se queste cose potrebbero essere fatte anche nella scuola statale. Click su Mauro Bordignon  per scoprire tutto sulla H-International School.

E oggi nella scuola statale come stanno funzionando le sperimentazioni  di licei e istituti tecnici quadriennali, con diploma a 18 anni ?  Pur con i limiti imposti dal decreto ( mantenimento di tutte le ore e tutte le discipline dei 5 anni in 4 anni e di tutto l’organico senza generare soprannumerari), ci sono scuole che stanno lavorando bene. Un esempio? Click su Nadia Cattaneo,   la Dirigente Scolastica dell’Istituto Tecnico Economico  Tosi di Busto Arsizio, che con grande obiettività ci conduce  dentro alla sua sperimentazione quadriennale, che, come altre, fa riferimento alle Scuole Internazionali IB.

E i progetti europei contribuiscono alla diffusione della cultura internazionale? Il progetto europeo Erasmus+, SGE, Science and Global Education beyond the Barriers of Learning Difficulties, di cui l’ADI è partner, ha realizzato questo obiettivo, rifacendosi anche agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile,indicati dalle Nazioni Unite per il 2030. Per saperne di più  click su Matteo Pompili

E infine, ma non per importanza, di quali vincoli  burocratici dovremmo  liberarci, quale organizzazione dovrebbe avere la nostra scuola,  per poter lasciare lo stagno e volare alto? L’ADi ha elaborato con l’aiuto fondamentale del Prof. Carlo Marzuoli dell’università di Firenze, la bozza di un progetto di legge per dare agli istituti che lo vogliono, uno statuto speciale che consenta loro di realizzare scuole di alta qualità, a partire dalle situazioni di maggior sofferenza e disagio, che hanno il diritto di avere il meglio. Per capire come sviluppare il progetto  click su Carlo Marzuoli  e scopriremo come possiamo creare ex novo o trasformare istituti esistenti in  Istituti a Statuto Speciale. Un’impresa complessa, ma non impossibile, che in molti vorremmo intraprendere.

E PER CONCLUDERE…..

….. accogliete il nostro buone vacanze con una canzone di Fabrizio De Andrè, il cui testo è stato scritto da un altro grande che ci ha da poco lasciato, Paolo Villaggio. E’, come tutti sapete, “Carlo Martello”.

Come nacque la canzone ce lo racconta Paolo Villaggio stesso:

«La scelta dell’ambientazione medioevale fu tutta farina del mio sacco; Fabrizio ci mise solo la musica. Cioè avvenne il contrario, lui aveva già la musica ed io ci misi le parole. Fu così: era una giornata di pioggia del novembre del 1962 io e Fabrizio, a Genova a casa mia in via Bovio, eravamo tutti e due in attesa del parto delle nostre signore, che poi partorirono lo stesso giorno, infatti Cristiano e il mio Pierfrancesco sono “gemelli”. Ebbene, forse per distrarci o per passare il tempo, Fabrizio con la chitarra mi fece ascoltare una melodia, una specie di inno da corno inglese e io, che sono di una cultura immensa, cioè in realtà sono maniaco di storia, ho pensato subito di scrivere le parole ispirandomi a Carlo Martello re dei Franchi che torna dalla battaglia di Poitiers, un episodio dell’ottavo secolo d.C., tra i più importanti della storia europea visto che quella battaglia servì a fermare l’avanzata, fino ad allora inarrestabile, dell’Islam. Erano arrivati fino a Parigi, senza Carlo Martello sarebbe stata diversa la storia dell’Europa. Comunque mi piaceva quella vicenda e la volli raccontare, ovviamente parodiandola. In una settimana scrissi le parole di questa presa in giro del povero Carlo Martello.” (da un'intervista a Paolo Villaggio)