UN APPUNTAMENTO UNICO, DA NON MANCARE:
IL SEMINARIO INTERNAZIONALE ADi, 21-22 OTTOBRE BOLOGNA

Questo  seminario internazionale ADi 2022 è un evento unico nel panorama italiano, sia per la sua capacità di esplorare temi emergenti che delineano il futuro, sia per l’impostazione che privilegia la comparazione internazionale. Insieme immagineremo una scuola più globale e più locale, più aperta al mondo e più decentrata, più  attiva e più personalizzata, attraverso un approccio ecosistemico allapprendimento.

Un seminario che guarda al futuro
mentre nella scuola il futuro pare  rimosso

L’importanza di questo seminario, che apre l’orizzonte al futuro, è tanto più rilevante in quanto si svolge in un contesto in cui chi governa “il sistema istruzione” pare abbia rimosso, se non ripudiato, il futuro.
Sprecata, finora, la grande, unica, opportunità del PNRR, si lascia la scuola navigare a vista.
Per l’ennesima volta il decreto attuativo del PNRR ha negato la costruzione di una dinamica organizzazione professionale degli insegnanti, attraverso la differenziazione della carriera e la creazione di nuovi livelli di leadership, a sostegno dell’autonomia scolastica e dell’attrattività della professione. Si lascia un milione di insegnanti salire con malinconica rassegnazione i gradini di un lunghissimo uniforme percorso senza sbocchi. Non serve consolarsi guardando a quelli che riescono, nonostante tutto, ad adoperarsi volontariamente perchè l’impalcatura non crolli.
Non c’è “vergogna” che nel 2022, mentre si guarda la Terra da Marte, non ci siano ancora  strumenti,  condizioni e  competenze  perché tutti i ragazzini e le ragazzine apprendano ciò che è basilare sapere e saper fare per non diventare analfabeti di ritorno.
Non c’è “scandalo” che ancora una volta nulla di serio sia stato disposto contro la dispersione e che i fondi del PNRR ad essa destinati siano stati distribuiti a pioggia, a detta dello stesso apposito comitato.
Non si percepisce preoccupazione  nei confronti dei fallimenti  dell’istruzione tecnico-professionale: nessun rilancio della cultura del lavoro e dell’apprendimento esperienziale, nessuna costruzione di uno specifico percorso unitario fra istruzione tecnico-professionale secondaria e terziaria. Si vive di rimandi, mentre i ragazzi si disperdono e permane e si allarga il gap fra formazione ed esigenze del mercato del lavoro.
Per contrastare questa situazione ADi  ha caparbiamente costruito un “appassionato” seminario che guarda al futuro, e che,  nelle sue tre sessioni, ci farà immaginare una nuova possibile narrazione dell’educazione.

Pubblicati gli abstract delle 3 sessioni

Pubblicati sul sito ADi gli abstract delle 3 sessioni, brevi spunti che ci fanno comunque percepire che si può e si deve guardare oltre il proprio circoscritto immediato.
L’accenno alle ricerche ed esperienze nazionali e internazionali, che saranno ampiamente raccontate da relatori d’eccezione, ci fa capire che un’altra educazione è possibile, che non c’è più tempo da perdere e che occorre lanciare da subito ponti per modificare il presente e costruire il futuro.
Di seguito il tema fondamentale di ciascuna delle 3 sessioni e le ragioni di tale scelta.

1)  Il curricolo nell’era dell’Intelligenza Artificiale

La prima sessione affronterà un tema antico, diventato attualissimo: il curricolo.

I recenti cambiamenti scientifico-tecnologici e socio-economici spingono i sistemi scolastici a includere nei curricoli nuovi contenuti (digitali, globali, finanziari, relativi ai media, al coding, all’imprenditorialità,  all’ambiente, alla salute, ecc..) e ad aggiornare/ampliare le discipline esistenti. Tutto questo ha causato un sovraccarico insostenibile del curricolo, rispetto al quale organizzazioni internazionali come l’OCSE e singoli Paesi vanno ricercando soluzioni.
Al di là delle varie proposte, è bene prendere atto che è l’organizzazione del  sapere  che è giunta a un punto di svolta.
Spesso dimentichiamo che l'organizzazione del sapere nei luoghi preposti ad impartirlo è evoluta nel tempo. L'insieme delle arti liberali oggetto di studio nelle scuole e negli studia del primo millennio dopo Cristo in Occidente erano classificate in Trivio (grammatica,  retorica e dialettica) e Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia/astrologia e musica). Fu con le università tedesche del XIX secolo che  il sapere, sotto l'influenza dello sviluppo scientifico, venne ripartito in discipline, con propri metodi e contenuti, diventati sempre più specialistici.
Dalla metà del XX secolo è entrata in crisi la classica ripartizione disciplinare. La ricerca si è orientata alla transdisciplinarità e allo studio dei sistemi complessi.
La 4^ rivoluzione industriale ha impresso un’ulteriore accelerazione al cambiamento.
La scuola ha tentato di inseguire, con limitatissimi successi, questa evoluzione.  Negli anni '70 la parola d'ordine fu interdisciplinarità, un tentativo notoriamente abortito; negli anni '80/'90 furono introdotte le "aree di progetto", molto spesso rimaste estranee allo sviluppo e all'organizzazione del curricolo tradizionale; dal 2000  hanno fatto il loro ingresso le competenze  e il project based learning.  La scuola si dibatte ora in una sorta di zona di mezzo, procedendo quasi sempre per “aggiunte” anziché attraverso reali trasformazioni dell’esistente, con esiti a tutt’oggi poco promettenti, se consideriamo i risultati delle indagini nazionali e internazionali.
Ora, però, la diffusa disponibilità dei nuovi strumenti dell’apprendere con l’avvento dell’AI, accelererà, con la scuola o contro la scuola, una diversa organizzazione dei saperi  e i curricoli o saranno consapevolmente modificati o verranno comunque travolti.
Di questo la prima sessione intende trattare.

2)  Equità, eccellenza e inclusività

La seconda sessione, in continuità con la prima, si interroga e tenta di proporre soluzioni al problema, tuttora irrisolto, di fare convivere nella scuola l’equità e la qualità per tutti, che significa inclusività e valorizzazione delle differenze, dai ragazzini diversamente abili e/o con bisogni educativi speciali (BES) e/o in grave deprivazione socio-economica, fino ai talenti o meglio ai così detti “dotati” (gifted).
La scuola, con il suo insegnamento standardizzato (one-size-fits-all) ha finora soddisfatto i livelli medi, spesso mediocri, ma ha tagliato fuori dal suo orizzonte chi non si adatta ai suoi standard, producendo un numero inaccettabile di ragazzini che non raggiungono livelli minimi essenziali di apprendimento ed emarginando “i dotati”. Il tutto con pesantissime ricadute a livello sociale ed economico.
Le parole d’ordine “personalizzazione” e “lo studente al centro”, che da anni fanno parte del vocabolario scolastico, sono spesso rimaste poco più di slogan.
L’apprendimento simbolico/ricostruttivo permane dominante, mentre con difficoltà si fa strada l’apprendimento esperienziale, nonostante possa godere di nuova vita attraverso gli strumenti digitali.
E’ possibile rompere questo circolo vizioso? E’ possibile prendersi cura di tutti compreso gli studenti dotati, tenuti finora fuori dai nostri orizzonti? (Si veda un recente importante documento sugli studenti dotati curato da Tiziana Pedrizzi). 
La 2^ sessione analizzerà a livello teorico e con esempi pratici le possibili soluzioni a questo insieme di problemi.

3)  Neuroscienze e apprendimento

La terza sessione affronta un altro tema emergente di grandissima importanza perché può indurre consapevolezze nuove sui meccanismi di apprendimento. Ci riferiamo alle neuroscienze, anche se la loro applicazione all’istruzione è relativamente recente.
Dalle neuroscienze abbiamo appreso che ogni comportamento e azione si basa sul flusso continuo fra emozionale e razionale, e che vi sono più forme di articolazione tra emozione e cognizione  nel processo decisionale. Questo ha indotto maggiore attenzione alle competenze socio-emozionali  (il “missing piece” nella scuola, come lo definì Maurice Elias), alle relazioni e alle condizioni di  benessere.
Abbiamo appreso cose nuove sulla memoria, su come gioca il tempo  nell’apprendimento, e sull’influenza dell’ ambiente. E abbiamo appreso  come il nostro cervello ”costruisce il mondo”.
La 3^ sessione darà uno spaccato di applicazioni in campo educativo di diverse teorie neuroscientifiche.

Una  raccomandazione a chi vuole partecipare

Non potremo, come spesso è avvenuto in passato, derogare dal numero degli iscritti, perché saranno rigorosamente evitati assembramenti. Abbiamo voluto mantenere la centralissima e affascinante sala di San Domenico, ma lì potremo accogliere e disporre al meglio, con ordine di precedenza, solo un numero limitato di persone, privilegiando chi si iscriverà tempestivamente.  Poi le iscrizioni saranno chiuse.

Non solo, in quel periodo a Bologna ci saranno fiere e chi necessita di albergo deve organizzarsi il prima possibile.

A questo link: le modalità di iscrizione e un elenco di alberghi normalmente utilizzati.

FORMAZIONE ADi:
UN ANNO RICCHISSIMO DI ESPERIENZE E SODDIDFAZIONI

Quando sembrava che ADi avesse coperto tutte le aree possibili della formazione in servizio degli insegnanti, ecco che sono arrivate nuove richieste per nuove esigenze e prontamente l'Associazione ha risposto con proposte che i corsisti stessi hanno definito "le migliori, con una marcia in più!", "questi corsi dovrebbero farli tutti, non solo la nostra scuola" e numerosi altri commenti entusiastici. Un esempio delle nuove proposte è stato l'inaspettato e apprezzatissimo corso sulla Didattica del latino e nuove tecnologie.

Il motivo del successo dei corsi ADi è da ricercare nelle metodologie che i formatori ADi utilizzano per coinvolgere e rendere la formazione realmente efficace e non una mera formalità da espletare. Lo dimostrano l’alta partecipazione a giugno a fine scuola, la scelta di corsi come la Valutazione alla scuola Primaria che nonostante sia  a regime da due anni ancora necessita di riflessioni e soluzioni, la voglia di mettersi in gioco con corsi come gli Stili comunicativi per la gestione delle dinamiche di gruppo e la consapevolezza di avere ancora molto da imparare sulla Dispersione scolastica per la quale ADi propone un approccio singolare, partendo  da innovative pratiche a livello globale fino agli spazi e ambienti che plasmano un modo diverso di stare a scuola.

Immancabili i corsi su Oracy e Debate, le Stem, e le Classi virtuali. Una cura e attenzione particolari sono state date alla formazione dei docenti dei Professionali. Il corso Progettazione didattica e valutazione per competenze nei Professionali ad esempio, prende le mosse dalla situazione del proprio istituto e dopo un confronto con il formatore e i colleghi porta ciascun insegnante a formulare una vera e propria "Richiesta al dirigente scolastico" tarata sui bisogni emersi.

Al termine di questo anno scolastico possiamo dire che i corsi ADi, hanno dimostrato di avere  un grande potere contagiante e una crescente attrattività, perchè aprono nuovi orizzonti e hanno insieme ricadute immediatamente spendibili. Un grazie dunque da ADi a tutti i propri formatori e a tutte le scuole che  continuano ad accordarci grande fiducia e apprezzamento.